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logo atm (museo di Capodimonte). autore: Giuseppe Macchia

 

Logo stilizzato atm. (Museo di Capodimonte) Autore: Webmaster Luigi Silvestri

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Vesuvius (Museo di Capodimonte)
Fondatore e maggiore esponente della Pop Art, Andy Warhol, pseudonimo di Andrew Warhola, nasce a Pittsburgh, da una famiglia di emigrati cecoslovacchi nel 1928. Dopo gli studi di disegno, pittura e arti decorative al Carnegie Institute of Technology, Warhol si trasferisce nel 1949 a New York dove si dedica con successo al lavoro di grafico pubblicitario.

 Al principio degli anni Sessanta Warhol inizia a lavorare come artista indipendente e produce i primi dipinti tratti dalle immagini dei fumetti. Nel 1962 nascono le immagini seriali: i barattoli della Campbells' Soup, le bottiglie di Coca-Cola, i biglietti di dollari e i volti delle star di Hollywood. Nello stesso anno realizza la sua prima mostra in una galleria di Los Angeles con l'esposizione di 32 barattoli di Campbells' Soup.

Da questo momento in avanti, Warhol attinge dalla cultura visiva di massa un serbatoio di immagini da riprodurre meticolosamente, che ripete all'infinito "come una macchina", aiutato dalla tecnica della serigrafia fotografica. Negli stessi anni Warhol realizza una serie di film sperimentali, tra i quali: Sleep (1963) e Chelsea Girls (1966). Nel 1965 fonda assieme a Lou Reed e Nico il gruppo rock The Velvet Underground. Il 3 giugno 1968 Valerie Solanas, fondatrice dello SCUM (Society for Cutting Up Men, ovvero Società per fare a pezzi gli uomini), entra nel suo studio The Factory e spara addosso all'artista, ferendolo gravemente. Dopo il ricovero Warhol riprende a lavorare, fonda InterWIEW magazine, pubblica nel 1975 The Philosophy of Andy Warhol e continua a dipingere, anche in collaborazione con giovani artisti come Basquiat e Clemente, dando vita a una summa del suo repertorio fino alla morte, avvenuta a New York nel 1987, dopo un'operazione chirurgica alla bile.

                 

Citazioni

                 

1)    "Ci sono tre cose che trovo sempre belle: il mio solito vecchio paio di scarpe che non mi fa male, la mia stanza da letto, e la dogana degli Stati Uniti quando torno a casa"
2)    "Alcuni critici hanno detto di me che io sono il Nulla in Persona e questo non ha aiutato per niente il mio senso  dell'esistenza."
3)    "Una buona ragione per essere famoso è che conosci tutti quando leggi le storie sulle grandi riviste. Pagina dopo pagina, sono tutte le persone che hai incontrato. Io amo questo tipo di esperienza di lettura, ed è il miglior motivo per essere famosi"

                 

Tecniche

                 

La Serigrafia: consiste nel riporto di un'immagine fotografica attraverso superfici fotosensibili che stampano sulle tele i contorni delle figure. L'inchiostro colorato posto sulla matrice viene fatto filtrare da una seta, e passa sul foglio sottostante, senza pressione del torchio, grazie ad una paletta di gomma. Se la seta è coperta in alcuni punti da una colla che la rende impermeabile, si avrà il passaggio di colore solo nelle zone lasciale senza colla.

Questa tecnica permetteva a Warhol di riprodurre innumerevoli copie da uno stesso originale, di creare cioè opere seriali, e allo stesso tempo di prendere le distanze dalle opere stesse attraverso un procedimento meccanico che spersonalizza l'opera, che potrebbe essere ipoteticamente realizzata da chiunque.

Ciò nonostante Warhol non eliminò mai il coinvolgimento manuale, non affidò la stampa dei dipinti ai laboratori specializzati, ma operava automaticamente, quasi fosse lui stesso una macchina, accettando la tendenza umana all'errore cui inevitabilmente il procedimento portava.

La grande passione di Warhol è l'immagine ma un'immagine svuotata e senza identità, ripetuta all'infinito, ridotta a superficie, allo splendore vuoto del suo apparire e del suo mostrarsi.

Una tale premessa spingeva  a considerare l'arte come spazio superficiale ed anonimo, territorio di linguaggi indifferenti. Sarà lo stesso suo modo di lavorare, la sua tecnica a portare alle estreme conseguenze queste premesse, con l'inevitabile conseguenza di frantumare il ruolo dell'artista: "L'unica ragione per cui dipingo in questo modo è che voglio essere una macchina" "Penso che sarebbe fantastico se più persone si servissero del silk-screen così che nessun altro potesse riconoscere il quadro mio da una altro.

Superficie, anonimato, morte, ripetizione sono le parole con le quali W. Si orienta nel mondo. Un mondo che è essenzialmente New York. Un mondo che documenta in maniera ripetitiva, ossessiva indicando il quotidiano al posto dello straordinario, lo stereotipo al posto dell'eccentrico, l'anonimato e il senza valore.

L'arte è un linguaggio senza più privilegi rispetto agli altri linguaggi: pubblicità, fotografia, media in generale. Warhol è stato infatti vetrinista, pubblicitario, artista, fotografo, filmaker: ha cioè sempre manipolato, falsificato, presentato immagini, immagini che prendevano il posto delle cose.

L'America di Warhol è orizzontale, senza profondità e oltre ogni rimando a suggestioni e ulteriorità. L'artista non lavora sugli oggetti ma sulle sue immagini, il rapporto dell'arte è così rapporto con altri sistemi semiotici. La relazione è con i fumetti, la pubblicità, le immagini televisive, la fotografia e le tecniche di riproduzione meccaniche.

L'arte si fa ornamento. Non però come decoro e lucentezza della forma, ricchezza di intrecci, ma come vuoto e assenza di valori, come silenzio e morte, banale, residuale. E il residuale vive senza più attenzione o interesse per il centro.

Anni '80: vivacità napoletana, L. Amelio, Beuys, terrae motus.

Vesuvius

Artista: Andy Warhol

acrilico su tela  cm 326 x 270

Collocazione: Sala arte contemporanea - Terzo Piano